L’ago finito nel maiale

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Il Sistema Rapido di Allerta Europeo per Alimenti e Mangimi (noto anche con l’acronimo Rasff) ha segnalato la presenza di un ago veterinario della lunghezza di due centimetri e mezzo all’interno di una braciola di maiale facente parte di un lotto presente in Italia ma giunto dalla Germania. A comunicare la circostanza al Rasff è stato direttamente il Ministero della Salute Italiano. Allarme, dunque e preoccupazione per la qualità della carne degli animali che finisce sulle nostre tavole, in un clima che è appesantito anche dalle recenti inchieste portate avanti dai programmi tv Report, Announo e La Gabbia.

Non è la prima volta, per altro, che in Europa si verifica un episodio simile: nel 2012, per esempio, su ben quattro voli della compagnia aerea Delta Air Line diretti negli Stati Uniti e in partenza da Amsterdam, erano stati serviti dei tramezzini al cui interno erano stati rinvenuti degli aghi da cucito. All’epoca la circostanza destò grande clamore, anche perché una persona, proprio a causa di uno degli aghi, rimase ferita in maniera piuttosto grave. Non c’è stata alcuna conseguenza, invece, per la braciola di maiale infilzata. Per altro, un episodio di questo tipo da un lato deve suscitare l’allarme per la qualità dei controlli nei vari Paesi europei, ma dall’altro lato evidenzia la sicurezza dei controlli in Italia.

A questo proposito, occorre segnalare che la lista degli alimenti distribuiti nel nostro Paese nel mirino include anche un lotto di pesce spada fresco che è stato importato dalla Spagna: in questo caso, il pericolo non era rappresentato da un ago ma, forse ancora peggio, da tracce di mercurio. Se, infatti, per ciò che concerne l’ago le colpe erano da attribuire molto probabilmente ad una semplice distrazione umana, nel caso delle tracce di mercurio la situazione è ben più seria, perché ha a che fare con questioni ambientali.

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