COME EVITARE L’ACCANIMENTO TERAPEUTICO

1- INTRODUZIONE

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Per scoprire come si può evitare l’accanimento terapeutico, si può prendere ad esempio il modello dei medici. In che senso? Anche i dottori e gli specialisti del settore sanitario muoiono, ma le loro morti sono diverse da quelle delle altre persone: non perché siano destinatari di un maggior numero di cure rispetto alle persone comuni, anzi. La capacità dei medici è quella di far fronte al momento del decesso con la massima serenità: essi conoscono le scelte a disposizione e sanno quello che accadrà. Insomma, anche se hanno l’opportunità di ottenere tutte le cure mediche che vogliono, in realtà non lo fanno, perché sono perfettamente consapevoli di quali siano i limiti attuali della medicina moderna.

I dottori conoscono tanto la morte quanto la vita e per questo motivo decidono di non morire da soli e di non morire soffrendo: nessuna ricerca di eroismi, nessuna rianimazione cardiopolmonare dell’ultimo minuto che permetta di farli tornare in vita in modo miracoloso. Ciò si spiega con il fatto che i professionisti della medicina hanno spesso a che fare, nel corso della propria carriera, con l’impiego di tecnologie avanzate per l’accanimento terapeutico, che coinvolge le persone in fin di vita o comunque malate gravemente. CONTINUA DA PAGINA 2 >

2- CHE COSA OCCORRE PER EVITARE L’ACCANIMENTO TERAPEUTICO

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Che cosa occorre, dunque, per evitare l’accanimento terapeutico? Alcuni dottori hanno scelto di avere con sé dei medaglioni che riportano una scritta, NO CODE, che vuol dire che non vogliono sottoporsi a una rianimazione cardiopolmonare; addirittura, c’è chi ha deciso di farsi tatuare questa scritta. Gli studi più recenti dimostrano che nove medici su dieci hanno manifestato in modo esplicito la propria intenzione di non sottoporsi ad una rianimazione cardiopolmonare nel caso in cui dovessero essere vittime di coma cronico; la percentuale assume un risalto ancora più evidente se si considera che solo una persona comune su quattro ha palesato lo stesso intento.

Non è difficile capire il motivo per cui ciò avvenga: sono soprattutto i medici ad essere ben consapevoli di quelle che possono essere le conseguenze di un accanimento terapeutico. Molto meglio, allora, cercare di gestire il dolore e magari morire in casa, in pace e in tranquillità, circondati dagli affetti e dai propri familiari. In questo senso, molto apprezzate sono le case di cura che si occupano di fornire assistenza ai malati terminali: i loro pazienti non ricevono terapie che non servirebbero a niente, ma solo dignità e comfort, così che i loro ultimi giorni di vita acquisiscano un senso.

3- COME FARE PER EVITARE L’ACCANIMENTO TERAPEUTICO

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Ecco, quindi, che un buon modo per evitare l’accanimento terapeutico può essere quello di fare riferimento agli hospice e alle case di cura per i malati terminali: vi sono studi che hanno dimostrato, a dir la verità in modo piuttosto stupefacente, che i malati terminali che si sottopongono a terapie attive vivono meno a lungo rispetto a malati terminali – ovviamente con le stesse patologie – che stanno nelle case di cura. La qualità della vita è più importante della sua durata: chi sceglierebbe di vivere male cento giorni invece che vivere bene dieci giorni?

Naturalmente, rinunciare al cosiddetto accanimento terapeutico non è un obbligo per nessuno e ognuno ha la libertà di disporre della propria esistenza come meglio crede. Morire con dignità è il triste obiettivo di tutti e può essere utile – da questo punto di vista – comunicare le proprie volontà e le proprie necessità in proposito al medico presso il quale si è in cura. In molte circostanze, il momento in cui si deve dire addio alla propria vita non è segnato da eroismi, ma dal desiderio di andarsene senza soffrire più di tanto. E questo i medici lo hanno già capito da un bel po’ di tempo.

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